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Un pastore instancabile: la memoria del cardinale Polycarp Pengo

Fuente: Vatican News IT

Il silenzio che avvolge Dar-es-Salaam in questi giorni parla più di mille parole. Il cardinale Polycarp Pengo, porporato della Tanzania, ha lasciato questa terra il 19 febbraio, all'età di 81 anni, presso il Jakaya Kikwete Cardiac Institute dove era ricoverato. Con la sua dipartita, non solo la Chiesa tanzaniana, ma l'intera comunità cristiana africana perde un pastore dal cuore grande, un uomo che ha fatto della pace e dell'unità la sua missione di vita.

Un pastore instancabile: la memoria del cardinale Polycarp Pengo
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Un percorso di servizio lungo quasi tre decenni

Per quasi trent'anni, il cardinale Pengo ha guidato l'arcidiocesi di Dar-es-Salaam con quella saggezza pastorale che solo i veri servi di Dio sanno possedere. Non si è limitato ad amministrare, ma ha saputo trasformare la Chiesa in un faro di speranza per un Paese che attraversava profondi cambiamenti sociali. In un'epoca di transizioni politiche e sfide economiche, il suo ministero si è caratterizzato per un impegno costante verso la giustizia sociale.

La Tanzania degli ultimi decenni è stata teatro di trasformazioni epocali: dalla costruzione di una nuova identità nazionale alla lotta contro la povertà, dalle tensioni etniche ai processi di democratizzazione. In questo contesto complesso, il cardinale Pengo non ha mai smesso di essere voce profetica, richiamando tutti – governanti e cittadini – alla responsabilità comune per il bene del Paese.

Il coraggio di contrastare i tribalismi

Una delle caratteristiche più ammirevoli del ministero del cardinale Pengo è stata la sua ferma opposizione ai tribalismi, piaga che ha afflitto molte nazioni africane. Con la sapienza di chi conosce profondamente il cuore umano, ha sempre predicato che l'appartenenza a Cristo supera ogni divisione etnica o culturale. La sua voce si alzava forte ogni volta che vedeva crescere tensioni tra diversi gruppi, ricordando a tutti che nella casa del Padre c'è posto per ogni figlio.

"Non possiamo costruire una nazione forte se continuiamo a guardarci con sospetto. Siamo prima di tutto fratelli in Cristo, e questo deve essere il fondamento della nostra convivenza", amava ripetere nelle sue omelie domenicali che riempivano la cattedrale di Dar-es-Salaam.

Il suo approccio non era quello del politico, ma del pastore che sa curare le ferite dell'anima. Organizzava incontri di preghiera interetnici, promuoveva matrimoni tra giovani di tribù diverse, incoraggiava la formazione di comunità miste. Piccoli gesti che, moltiplicati nel tempo, hanno contribuito a tessere una rete di fraternità autentica.

La Chiesa come casa per tutti

Sotto la sua guida, la Chiesa di Dar-es-Salaam è diventata davvero una casa per tutti. Non solo per i cattolici, ma per chiunque cercasse un luogo di accoglienza e speranza. I suoi progetti sociali spaziavano dall'educazione alla sanità, dall'assistenza agli orfani al sostegno alle vedove. Ma ciò che colpiva di più era il suo modo di stare tra la gente: mai distante, sempre disponibile all'ascolto.

Le testimonianze che emergono in questi giorni di lutto dipingono il ritratto di un cardinale che sapeva ricordare i nomi dei fedeli, che visitava personalmente le famiglie in difficoltà, che non esitava a mettere mano al portafoglio quando incontrava situazioni di estrema necessità. Era quello che Papa Leone XIV, attuale successore di Pietro, chiamerebbe un pastore dall'odore delle pecore.

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Un'eredità che continua

Oggi, mentre la Tanzania e l'Africa intera piangono la perdita del cardinale Pengo, è importante non dimenticare l'eredità spirituale che ci lascia. I suoi insegnamenti sulla pace non erano mere parole, ma frutto di un'esperienza vissuta nella preghiera e nel servizio quotidiano. La sua lotta contro le divisioni etniche nasce da una profonda convinzione evangelica: che in Cristo non ci sono più né greci né barbari, ma tutti siamo un corpo solo.

I sacerdoti da lui formati, i laici che hanno collaborato con lui, le istituzioni che ha fondato continuano a portare avanti il suo sogno di una Chiesa viva e vicina alla gente. È questa la vera immortalità di un pastore: vivere attraverso coloro che ha saputo toccare con il suo esempio.

Un modello per la Chiesa universale

La figura del cardinale Pengo rappresenta un modello prezioso per tutta la Chiesa universale. In un mondo sempre più frammentato da conflitti, divisioni e incomprensioni, il suo esempio ci ricorda che è possibile costruire ponti di pace. La sua capacità di unire senza uniformare, di rispettare le diversità culturali senza cedere al relativismo, di essere fermamente cattolico rimanendo profondamente africano, offre indicazioni preziose per tutti i pastori.

Particolarmente significativo è il suo contributo al processo di inculturazione del Vangelo in Africa. Non ha mai visto contraddizione tra essere autenticamente cristiano e valorizzare la ricchezza delle tradizioni africane. Al contrario, ha saputo mostrare come la fede cristiana possa arricchire e purificare le culture locali, creando quella sintesi armoniosa che è il segno di una evangelizzazione riuscita.

Il commiato di una Chiesa riconoscente

Mentre scriviamo queste righe, migliaia di fedeli si stanno preparando per dare l'ultimo saluto al loro pastore. Le campane delle chiese di Dar-es-Salaam suonano a lutto, ma è un lutto pieno di speranza, perché sanno che il cardinale Pengo ha corso la buona corsa e ha conservato la fede.

Il Papa Leone XIV, che ha conosciuto personalmente il cardinale durante i suoi anni di servizio alla Chiesa universale, ha inviato un messaggio di cordoglio in cui definisce Pengo "un apostolo della pace in tempi difficili, un costruttore di ponti in un mondo di muri".

La sua vita ci insegna che la santità non si misura dai titoli ricevuti o dalle cariche ricoperte, ma dalla capacità di amare senza condizioni e di servire senza stancarsi mai.

Il cardinale Polycarp Pengo riposa ora nella pace del Signore, ma il suo spirito continua a vivere in ogni gesto di riconciliazione, in ogni mano tesa verso il fratello diverso, in ogni preghiera elevata per l'unità della Chiesa e del mondo. Grazie, Eminenza, per averci mostrato che è possibile essere santi anche nel nostro tempo.


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