In questi giorni di febbraio, qualcosa di straordinario sta accadendo nel calendario spirituale dell'umanità: il mese sacro del Ramadan per i nostri fratelli musulmani si sovrappone ai quaranta giorni della Quaresima cristiana. Non è solo una coincidenza cronologica, ma un invito della Provvidenza a riconoscere che, pur nelle nostre differenze, camminiamo verso lo stesso orizzonte: la purificazione del cuore, la conversione dell'anima, l'incontro con Dio.
Il Dicastero per il dialogo interreligioso ha colto il significato profondo di questa convergenza, inviando un messaggio che risuona come una carezza fraterna: "Pace – si legge – è il fervido augurio per ciascuno di voi, per le vostre famiglie e per le nazioni in cui vivete". Parole semplici che racchiudono una saggezza antica: la pace non è solo assenza di conflitti, ma armonia dei cuori, comprensione reciproca, riconoscimento della comune dignità umana.
Il digiuno che unisce i credenti
Sia la Quaresima che il Ramadan sono caratterizzati dalla pratica del digiuno, ma sarebbe riduttivo vedere in questa solo una privazione materiale. Per i cristiani come per i musulmani, il digiuno è innanzitutto un'esperienza spirituale: un modo per liberare l'anima dalle dipendenze terrene, per aprire il cuore alla preghiera, per ricordare che "non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".
Quando vediamo i nostri vicini musulmani che al tramonto interrompono il digiuno con l'iftar, o quando ci incontriamo all'alba prima che inizi la loro astinenza quotidiana, dovremmo riconoscere in loro la stessa sete di Dio che anima il nostro cammino quaresimale. La loro disciplina spirituale, la loro fedeltà agli impegni religiosi, la loro ricerca di purificazione interiore sono specchi in cui anche noi cristiani possiamo riconoscere la serietà del nostro impegno di fede.
La preghiera come linguaggio comune
In questo periodo di convergenza spirituale, sia le moschee che le chiese risuonano di preghiere più intense. I musulmani si alzano prima dell'alba per il suhur e la preghiera del fajr, mentre molti cristiani partecipano alle celebrazioni mattutine o ai momenti di adorazione eucaristica. È un concerto di voci che si alzano verso il cielo, ciascuna nella propria lingua e tradizione, ma tutte animate dallo stesso desiderio di comunione con l'Altissimo.
"Quando preghiamo insieme, anche se con parole diverse, scopriamo di essere fratelli", ha detto di recente l'imam di una moschea romana durante un incontro interreligioso. "La preghiera è il linguaggio universale dell'anima che cerca Dio".
Papa Leone XIV, nel suo magistero sul dialogo interreligioso, ha spesso sottolineato come la preghiera sincera, in qualunque forma si esprima, avvicini gli uomini a Dio e, di conseguenza, li avvicini tra loro. "Chi prega veramente – ha affermato – non può rimanere chiuso nel proprio egoismo, ma si apre naturalmente all'amore per il prossimo".
La carità senza confini
Entrambi i periodi liturgici, Ramadan e Quaresima, enfatizzano l'importanza della carità verso i più poveri. Per i musulmani, la zakat (l'elemosina obbligatoria) e la sadaqah (la carità volontaria) assumono particolare importanza durante il Ramadan. Per i cristiani, la Quaresima è tradizionalmente tempo di elemosina, di attenzione particolare ai bisognosi, di condivisione fraterna.
In molte città d'Europa e del mondo, stiamo assistendo a iniziative bellissime di collaborazione tra comunità cristiane e musulmane per aiutare i poveri, i senza fissa dimora, i rifugiati. Quando le differenze dottrinali sembrano creare distanze incolmabili, la carità condivisa costruisce ponti concreti di fraternità umana.
Non è forse questo uno dei segni più belli di come lo Spirito di Dio operi oltre i confini confessionali? Quando cristiani e musulmani si ritrovano insieme a distribuire pasti caldi ai senza tetto, a visitare gli anziani nelle case di riposo, a sostegere famiglie in difficoltà, stanno dando testimonianza concreta che l'amore di Dio non conosce frontiere.
Le ferite del mondo che interpellano tutti
Il messaggio del Dicastero arriva in un momento particolarmente doloroso per l'umanità. Le guerre in corso, le persecuzioni religiose, i conflitti etnici che insanguinano diverse parti del mondo feriscono il cuore di ogni credente, sia esso cristiano, musulmano o appartenente ad altre tradizioni spirituali. In questo contesto, l'invito alla pace comune diventa ancora più urgente e necessario.
Troppo spesso le religioni sono state strumentalizzate per giustificare violenze e divisioni. È tempo che i credenti di tutte le fedi alzino la voce insieme per dire che Dio non può mai essere invocato per seminare morte e distruzione. Il Ramadan e la Quaresima, con il loro richiamo alla conversione del cuore, ci ricordano che la vera religiosità si misura dalla capacità di fare pace, non guerra.
L'esempio dei santi e dei saggi
La storia ci offre esempi luminosi di dialogo e rispetto reciproco tra cristiani e musulmani. San Francesco d'Assisi che incontra il sultano al-Kamil durante le Crociate, dimostrando che è possibile parlare di Dio anche con chi ha una fede diversa. I mistici musulmani come Rumi o Hafez che nelle loro poesie esprimono un amore per il divino che tocca il cuore di ogni credente sincero.
Più recentemente, figure come il beato Charles de Foucauld, che visse nel deserto algerino testimoniando Cristo attraverso la presenza silenziosa e l'amicizia con le popolazioni tuareg musulmane. O come il grande imam Ahmad al-Tayyeb, che insieme a Papa Francesco ha firmato il Documento sulla fratellanza umana ad Abu Dhabi, dimostrando che è possibile un dialogo alto e rispettoso tra le diverse tradizioni religiose.
La famiglia umana chiamata all'unità
Il Concilio Vaticano II, nella dichiarazione Nostra Aetate, ha riconosciuto che la Chiesa cattolica "non rigetta nulla di quanto è vero e santo" nelle altre religioni. Questo non significa relativismo, ma riconoscimento che lo Spirito di Dio può operare anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa, preparando i cuori all'incontro con Cristo, via, verità e vita.
Come affermava Papa Paolo VI: "La Chiesa è esperta in umanità", e questa expertise la porta naturalmente a riconoscere i semi di verità e di bontà presenti in ogni tradizione religiosa autentica.
In questo spirito, la coincidenza tra Ramadan e Quaresima diventa un'opportunità provvidenziale per approfondire il dialogo, per conoscerci meglio, per superare pregiudizi e stereotipi. Non si tratta di sincretismo religioso o di relativismo, ma di quella fraternità umana che Papa Leone XIV ha posto al centro del suo pontificato.
Un impegno comune per la pace
Mentre cristiani e musulmani vivono questi giorni di intensificazione spirituale, l'invito del Dicastero alla pace risuona con particolare forza. Non può essere solo un augurio di circostanza, ma deve tradursi in impegno concreto. Impegno a combattere ogni forma di estremismo religioso, a promuovere il dialogo nelle nostre comunità, a educare le nuove generazioni al rispetto reciproco.
Le nostre preghiere, in questi giorni santi per entrambe le tradizioni, si alzino insieme verso il cielo per implorare la pace in Terra Santa, in Ucraina, in Sudan, in tutte le regioni del mondo dove la violenza sembra aver preso il sopravvento sulla ragione. Preghiamo perché i responsabili politici trovino il coraggio di privilegiare la diplomazia alla guerra, il dialogo alla forza.
Che questo tempo benedetto di Ramadan e Quaresima sia davvero, per cristiani e musulmani, un cammino verso la pace: pace dei cuori, pace delle famiglie, pace tra i popoli. Perché, come recita una preghiera che unisce le nostre tradizioni, "dove c'è odio, che io porti l'amore; dove c'è offesa, che io porti il perdono; dove c'è discordia, che io porti l'unione".
Comentarios