In un freddo pomeriggio di gennaio a Palermo, la parrocchia di San Giuseppe Cafasso nel quartiere Ballarò risuona di voci in arabo, francese e inglese. Non è un evento straordinario, ma la quotidianità di una comunità cristiana che ha fatto dell'accoglienza il cuore della propria missione. Come centinaia di altre parrocchie in tutta Italia, anche questa piccola chiesa nel centro storico della capitale siciliana ha aperto le sue porte ai migranti, trasformandosi in un ponte di speranza tra culture diverse.
L'accoglienza come missione evangelica
Don Salvatore Rinaudo, parroco di San Giuseppe Cafasso da oltre quindici anni, non ha dubbi: «Cristo ci ha detto chiaramente 'ero straniero e mi avete accolto'. Non è un optional della fede cristiana, è il cuore del Vangelo». La sua parrocchia ospita attualmente 23 persone in un centro di accoglienza ricavato negli spazi dell'oratorio. Vengono dalla Costa d'Avorio, dal Bangladesh, dall'Afghanistan e dalla Siria.
Il fenomeno non riguarda solo il Sud Italia, tradizionalmente porta d'ingresso per i flussi migratori dal Mediterraneo. A Torino, la parrocchia del Sacro Cuore nel quartiere di Porta Palazzo ha attivato corsi di italiano per stranieri che coinvolgono oltre 200 persone ogni settimana. Don Marco Pagniello, il parroco, spiega: «Insegnare la lingua italiana significa offrire dignità e speranza. È il primo passo verso una vera integrazione».
La rete Caritas e il coordinamento diocesano
Dietro a queste iniziative locali c'è un lavoro di coordinamento che coinvolge Caritas Italiana e le singole diocesi. Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, Arcivescovo di Gorizia e Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni, ha recentemente visitato diverse realtà parrocchiali del Veneto e del Friuli per verificare lo stato dell'accoglienza.
«Le parrocchie italiane stanno dimostrando una generosità straordinaria», ha dichiarato durante la sua visita alla parrocchia di Santa Maria Assunta a Conegliano. «Non si tratta solo di offrire un letto e un pasto caldo, ma di creare vere e proprie comunità di integrazione dove la fede cristiana diventa strumento di dialogo interculturale».
I numeri confermano questa tendenza: secondo l'ultimo rapporto di Caritas Italiana, sono 1.847 le parrocchie attivamente coinvolte in progetti di accoglienza per migranti, con un incremento del 23% rispetto al 2023. Il Lazio guida la classifica con 312 parrocchie coinvolte, seguito dalla Campania (267) e dalla Sicilia (221).
Storie di integrazione riuscita
A Roma, nella parrocchia di Sant'Andrea al Quirinale, Fatima, una giovane donna del Mali, ha trovato non solo un rifugio temporaneo ma una nuova famiglia. Arrivata in Italia tre anni fa con il figlio di otto mesi, oggi lavora come mediatrice culturale proprio nella struttura che l'ha accolta. «Don Luigi mi ha insegnato che l'amore di Dio non ha confini», racconta con gli occhi lucidi. «Ora aiuto altre donne che arrivano come sono arrivata io, spaventata e senza speranza».
Don Luigi Epicoco, parroco di Sant'Andrea, ha trasformato parte del complesso parrocchiale in un centro per donne sole con bambini. «Abbiamo 12 posti letto», spiega, «ma l'accoglienza vera inizia quando queste donne escono dalla struttura con un lavoro, una casa e la capacità di camminare da sole». Negli ultimi due anni, 34 donne hanno concluso positivamente il percorso di inserimento sociale.
Le sfide dell'accoglienza parrocchiale
Non tutto è semplice nel cammino dell'accoglienza. A Ventimiglia, città di confine che vede transitare migliaia di migranti diretti in Francia, don Rito Alvarez della parrocchia di Sant'Antonio combatte quotidianamente contro l'indifferenza e, a volte, l'ostilità di parte della popolazione locale.
«Riceviamo critiche, anche pesanti», ammette il sacerdote spagnolo che da anni coordina l'accoglienza nella zona. «Ma quando vedi negli occhi di questi fratelli la stessa speranza che doveva avere la Sacra Famiglia in fuga verso l'Egitto, capisci che non puoi voltarti dall'altra parte». La sua parrocchia offre ogni giorno colazione e cena a circa 50-60 persone in transito.
Il sostegno del nuovo pontificato
Papa León XIV ha più volte espresso il suo sostegno all'opera di accoglienza delle parrocchie italiane. Durante l'udienza generale del 15 gennaio scorso, il Santo Padre ha dedicato la sua catechesi proprio al tema dell'accoglienza: «Ogni parrocchia che apre le sue porte a chi fugge dalla guerra e dalla miseria diventa una piccola Betlemme dove Cristo torna a nascere».
Il Pontefice ha anche annunciato la creazione di un fondo speciale di 10 milioni di euro per sostenere le iniziative parrocchiali di accoglienza in tutta Europa, con particolare attenzione alle realtà italiane. «La carità non può essere lasciata sola», ha dichiarato durante l'incontro con i vescovi italiani. «È dovere della Chiesa universale sostenere chi si fa prossimo degli ultimi».
Progetti innovativi di integrazione
Molte parrocchie stanno sviluppando progetti creativi per favorire l'integrazione. A Bologna, la parrocchia di San Petronio ha avviato il progetto "Cucine del mondo", dove donne migranti insegnano i piatti tradizionali dei loro paesi ai parrocchiani italiani. L'iniziativa ha così tanto successo che si è trasformata in un piccolo catering sociale che dà lavoro a otto donne.
A Napoli, nella parrocchia di Santa Maria della Sanità nel Rione Sanità, don Antonio Loffredo ha creato un laboratorio di sartoria dove giovani migranti apprendono un mestiere lavorando accanto ad artigiani locali. «L'integrazione passa attraverso il lavoro delle mani», spiega il sacerdote. «Quando costruisci qualcosa insieme, le differenze culturali diventano ricchezza».
Il ruolo dei volontari
Fondamentale è il ruolo dei volontari parrocchiali. A Milano, Giulia Moretto coordina un gruppo di 35 volontari nella parrocchia di San Carlo al Lazzaretto. «Inizialmente eravamo solo in quattro», racconta. «Poi, vedendo il lavoro che facevamo, altre famiglie si sono unite. Oggi abbiamo persone di tutte le età, dai pensionati agli universitari».
Il gruppo milanese segue 67 persone in percorsi di inserimento lavorativo e sociale. «La cosa più bella», conclude Giulia, «è vedere che chi è stato accolto ieri, oggi aiuta ad accogliere chi arriva. Si crea una catena di solidarietà che fa bene a tutti».
Una Chiesa dalle porte aperte
Mentre l'Europa discute di muri e respingimenti, le parrocchie italiane continuano il loro silenzioso lavoro di accoglienza e integrazione. Sono migliaia le storie di speranza che nascono ogni giorno in questi luoghi dove la fede si fa concreta e l'amore evangelico prende forma in gesti semplici ma rivoluzionari.
Come ha scritto Papa León XIV nel suo ultimo messaggio per la Giornata mondiale del migrante: «Ogni parrocchia che accoglie diventa segno di speranza per il mondo intero. In un tempo di chiusure, le comunità cristiane sono chiamate a essere oasi di fraternità dove ogni persona, indipendentemente dalla sua provenienza, può sentirsi a casa». È questa la sfida e la missione delle parrocchie italiane nel terzo millennio.
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