Al vertice di Monaco sulla sicurezza, la commissaria europea Kaja Kallas ha sottolineato come l'allargamento dell'Unione Europea sia vitale per la democrazia nel continente. Ma cosa significa questo per i cristiani? E quale ruolo può giocare la fede in un'Europa sempre più divisa?
Il contesto politico
L'Europa sta attraversando un periodo di profonda trasformazione. La guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche con la Russia e la Cina, e le sfide interne legate all'immigrazione e all'identità culturale stanno ridefinendo il progetto europeo. Kallas ha sostenuto che l'allargamento dell'UE ai paesi dei Balcani occidentali e oltre non è solo una questione strategica, ma un imperativo democratico.
Una prospettiva cristiana sull'Europa
Le radici cristiane dell'Europa sono un fatto storico innegabile. Dai monasteri medievali che preservarono la cultura classica, alle università fondate dalla Chiesa, ai principi di dignità umana che informano il diritto europeo — il cristianesimo ha plasmato profondamente il continente.
San Giovanni Paolo II, nel suo discorso al Parlamento Europeo, ricordò che l'Europa «non deve dimenticare le sue radici cristiane» e che «una società senza valori trascendenti è una società che rischia di perdere la propria anima».
Democrazia e dignità umana
Per i cristiani, la democrazia non è un valore in sé, ma un mezzo per proteggere la dignità di ogni persona creata a immagine di Dio. «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Genesi 1,27). Questa verità fondamentale è la base di ogni diritto umano.
L'allargamento dell'UE può essere visto come un'estensione di questa protezione a popoli che hanno sofferto sotto regimi totalitari. La democrazia, come la libertà religiosa, è un dono che va difeso e condiviso.
Le sfide dell'allargamento
Non tutto è semplice. L'allargamento porta con sé sfide reali: differenze economiche, tensioni culturali, questioni di sovranità. Il Vangelo non offre soluzioni politiche pronte, ma offre principi guida.
«Da' a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Marco 12,17). Gesù riconosce la legittimità dell'ordine politico, ma lo subordina a un ordine superiore. I cristiani sono chiamati a partecipare alla vita politica con discernimento, portando i valori del Vangelo nel dibattito pubblico.
Costruire ponti, non muri
Papa Leone XIV ha ripetutamente invitato l'Europa a essere «un continente di ponti, non di muri». Questa visione riecheggia le parole di San Paolo: «Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3,28).
L'allargamento europeo, visto attraverso gli occhi della fede, è un'opportunità per costruire una comunità più ampia di pace, giustizia e solidarietà — valori che sono al cuore del messaggio cristiano.
Pregare per l'Europa
In tempi di incertezza politica, la preghiera è la prima risposta del cristiano. «Vi esorto dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere» (1 Timoteo 2,1-2). Pregare per l'Europa significa pregare per la pace, la giustizia e la libertà di tutti i suoi popoli.
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